La Montagna Pistoiese
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Il capoluogo

Veduta di San Marcello con Mammiano di sfondo (Jolly Foto)


La cittadina, principale centro della Montagna Pistoiese, nel 1134 aveva già la sua Pieve col titolo del Santo omonimo essa, è rammentata per la prima volta nella bolla del 21 dicembre di quel anno spedita da Pisa dal Pontefice Innocenzo II. San Marcello era cinto da mura e nell’elenco delle fortificazioni, compilato nell’anno 1381 dal Comune di Pistoia è così descritto: Castrum S. Marcelli muratum cum muris merlati et una Ecclesia cum campanile pro fortilitia de terra. 
Era munito di tre Porte: Porta del Castello o del Poggiolo, Porta a Borgo, poi dopo la distruzione del paese da parte dell’ esercito del Ferruccio viene chiamata Port’Arsa, e la Porta Wido, o Witi, e poi Viti, in nome dei Conti Guidi.

La Pieve di San Marcello
La pieve vista dal comune
La Chiesa, ubicata nel nucleo antico del paese, era più o meno comune alle altre chiese di quel tempo cioè dei secoli XI e XII e costruita tutte a bozze di pietra concia a scarpello, a un sol corpo, orientata e chiusa da abside pure di pietra, sotto il cui arco sorgeva, isolato, l’altare maggiore, forse da principio unico altare. Vi è rimasto di primitivo la facciata in parte tronca dalla parte del campanile, allora torre. Questa facciata ha ancora in parte deturpata dalla finestra quadrata di posteriore fattura, il suo occhio o tondo, logorato e consunto dal tempo, il quale unitamente alle finestre oblunghe, ad arco, alla romanica, proiettava luce sufficiente nell’interno. Vi è rimasto il cordoncino in pietra su cui aggettava il tetto, sostenuto da mensoline con teste oggi appena riconoscibili. È stata la prima chiesa della diocesi di Pistoia che adottasse la riforma del Vescovo Scipione Ricci, sotto il cui regime nel 1788 venne ridotta come si presenta oggi. La fonte battesimale di marmo scolpito, la balaustra ricurva porta la data 1621. L’organo è opera del celebre Cosimo Rafani lucchese. Il quadro dell’altare maggiore ( l’invenzione della Croce) è opera del fiorentino Agostino Ciampelli (!577-1642) Ecce Homo in cera è del siciliano G, C. Zumbo (1656-1701). Affresco che orna la cupola centrale della navata; è opera del fiorentino Giuseppe Gricci, eseguita nel 1788.

Il pallone di Santa Celestina (Festa Patronale di S. Marcello)
Il tradizionale lancio del pallone (Jolly Foto) 
La mongolfiera, detta il pallone di Santa Celestina, viene lanciata l'8 settembre in onore della festa della Santa Patrona di San Marcello per ricordare la reliquia che, donata da papa Clemente XII, giunse nel 1731 in paese accolta con grandi festeggiamenti. Ciò che rende celebre il pallone è comunque il legame che esso ha con i fratelli Montgolfier, ideatori nel 1783 della mongolfiera. Ospiti della famiglia Cini, con la quale erano in rapporto di amicizia e di affari, i due fratelli lasciarono qui l'impronta della loro invenzione. Molti anni dopo, nel 1854, il primo grande pallone si innalzò nel cielo di San Marcello; era stato costruito nella Cartiera Cini, probabilmente in base agli schizzi lasciati tempo addietro dai fratelli Montgolfier. Da allora ogni anno un pallone viene lanciato, e questo è il momento più importante della festa.
Clicca per scaricare il filmato del lancio del 2004 (810 Kb.)

Piazza Matteotti a San Marcello
Piazza Matteotti vista da Via Marconi (Jolly Foto)
È la piazza principale del paese e vi si affacciano: il palazzo del Comune, ristrutturato in stile neo-rinascimentale nel 1922, nella facciata è notabile un’arme di Leone X scolpita da da perito scalpello, lo stemma è sorretta da due graziosi putti mentre l’arme Medicea coronata dal triregno pontificio posa sopra un ben lavorato giogo; contornato il tutto un grazioso festone di frutti con l’iscrizione al piede dell’arme: HAEC ARMA FACTA FUIT TEMPORE LAURENTII DE TOSINGHIS DICNISSIMI CAPITANEI EXPENSIS TOTIUS MONTANEAE A. MDXVI. Il palazzo Cini e alcune antiche abitazioni che sebbene notevolmente rimaneggiate, denunciano i caratteri dell’architettura medioevali. Legata alla costruzione della via Modenese è la Loggia eretta nel 1844 destinata al mercato settimanale, vi sono due iscrizioni dei celebri latinisti Lanzi e Nervini, l’una, i benefici arrecati alla montagna da Pietro Leopoldo I, in specie per la via Modenese, l’altra, la destinazione di detta Loggia.

Oratorio di San Rocco a San Marcello
L'oratorio di San Rocco
Nella moria del 1629-30 che desolò tanta parte del territorio bolognese, toscano, lucchese, i Sammarcellini fecero ricorso e non invano al Santo protettore dei contagi, S.Rocco. Ottenutone valido patrocinio, in segno di eterna gratitudine, per voto di popolo, in suo onore, in luogo detto le forche (ove cioè si soleva giustiziare i malfattori) si eresse la bella e graziosa chiesina che tuttora s’intitola da esso. Fino dai primi anni della sua erezione fu istituita la grande festa detta di S.Rocco (16 agosto) e fu celebrata con grande solennità a spese del comune, di corse di palio con cavalli ecc.- Per moltissimi anni è stata sede della Compagnia del S. S. ed era proprietaria della Chiesetta. Fu venduta il 25 luglio 1926 la Chiesa, l’orto e la casetta attigua al Comm. Lodolo.

Casetta di Mezzalancia a San Marcello
Sorge poco fuori Port’Arsa lungo l’attuale Via Roma. Il 3 agosto 1530 Francesco Ferrucci tenne il suo ultimo consiglio di guerra. L’iscrizione fattavi opporre da Pellegrino Ciampalanti ne ridice il fatto, e colle lettere maiuscole sparse in essa, segna l’anno dell’avvenimento.
BELLI CONSILIO DVX HIC FERVCIVS ACTO,
PERCITA IN ORANGEN OCYVS ARMA CIET
NEC PROCVL HINC MORITVR CENTVM PER VVLNERA 
AVGUSTI NONAS VERSIBUS ANNVS INEST.
QVARTO PEREGRINUS CIAMPALANTES POSUIT


 
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